STORIA | VIDEO

Una CROCE DI PIETRA nel nome, nella storia
… e ora anche nel PALIO di Pietralacroce

Dice Vito Zincone che se i primi abitanti di Ancona (8° sec. a. C.), gli autoctoni, stavano sul Colle dei Cappuccini, i greci siracusani venuti da esuli (al tempo di Dionigi il Vecchio, verso il 390 a. C.) a fondare Ancona dovettero, certo, sostare nella zona di Pietralacroce ... e in verità qualche traccia l'hanno lasciata … almeno nella toponomastica: infatti sopra la Chiesola (il nucleo più antico di Pietralacroce, tanto che da essa si diparte la via che è ancora detta "Strada vecchia di Pietralacroce") c'è il cosiddetto Monte Pelago (dove poi avverrà la battaglia risorgimentale del settembre 1860) che è toponimo di ascendenza chiaramente greca alludente ad un'altura (Monte) sul mare (Pelago) … paesaggisticamente suggestiva per la collocazione sull'ankon, il gomito che di lassù s'apprezza e che dovette colpire anche i nostri progenitori greci ...

In età precristiana Pietralacroce, per la collocazione sulla via litoranea del Conero che era il collegamento tra il porto di Numana (dal VII sec. a. C. base dei commerci piceni con l'Oriente) col nuovo insediamento greco-siracusano di Ancona, dovette inevitabilmente assistere alla crisi di Numana picena sottomessa prima dai siracusani di Ancona e poi passata con tutto il Piceno sotto dominio romano dopo la vittoria (romana) di Sentino (oggi Sassoferrato) sui Galli nel 295 a. C.
Dopo che in età repubblicana il Piceno fu teatro delle guerre puniche (III sec.) e della guerra civile (49 a. C.) per il tentativo (fallito) di Pompeo di sollevarlo contro Cesare, durante l'impero da Augusto il Piceno costituì la Regio V e vide crescere il porto di Ancona, il quale costituì anche la via d'accesso del Cristianesimo nelle nostre zone.
Del periodo romano restano nella nostra zona il toponimo "Villa Romana" in via del Castellano e la recente (dei primi anni del 2000) scoperta archeologica della peschiera romana visibile dall'alto delle rupi della Scalaccia che fa pensare ad analoga villa romana in cui dovevano integrarsi attività di pesca e d'agricoltura o addirittura ad una prima forma d'acquacoltura (nelle vasche visibili sotto il pelo dell'acqua, in una zona in cui l'acqua salata si mescola con quella dolce di una sorgente) per benestanti in vacanza.

Se per tutto l'Alto Medioevo non abbiamo documenti a sostegno di una ricostruzione storica intorno a Pietralacroce … allo scopo di comunque soddisfare la curiosità … ci soccorre … la leggenda . Se bisogna infatti arrivare al 1290 per trovare notizia di una chiesuola o cappella dedicata all'Invenzione della Croce ed esistente nei dintorni di Ancona … è vero che soprattutto da quando il Cristianesimo diventa (con Teodosio e Costantino) religione ufficiale dell'Impero … cominciano ad arrivare nel centro della romanità reliquie, o supposte tali, provenienti dalla Palestina attraverso i porti addetti ai commerci con l'Oriente. Basti citare, ad esempio, il caso narrato da Sant'Agostino del navigante giudeo-cristiano che -testimone della lapidazione di Santo Stefano a Gerusalemme- portò ad Ancona la pietra (oggi custodita nel Museo Diocesano) con cui il martire fu colpito al gomito … Ad Ancona è conservato il corpo di San Ciriaco che fu colui che avrebbe segnalato (sotto ricatto?) a Sant'Elena (madre dell'imperatore Costantino) dove trovare il legno della vera croce usata per l'uccisione di Gesù Cristo … che sarebbe stata, appunto, rinvenuta (la parola "invenzione" deriva etimologicamente dal latino "invenire" che vuol dire "ritrovare") … portata a Roma (attraverso il porto di Ancona?) … Nell'abside della chiesa parrocchiale di Pietralacroce c'è una tela che rappresenta proprio S. Elena, S. Ciriaco e la croce ritrovata. Da allora, comunque, è invalso durante i secoli di Cristianità il costume di donare un pezzo della sacra reliquia ad ogni chiesa intitolata alla Croce. Le Marche ne sono particolarmente ricche: ce n'è una a Sassoferrato, a Serra San Quirico c'è una spina della crocifissione … d'altra parte Sant'Elena è venerata come patrona sia di Ascoli che di Pesaro …
Un pezzo arrivò anche a Pietralacroce … non si sa come, non si sa quando… e tuttora è conservato nella chiesa parrocchiale della Santa Croce: e almeno questo (l'esserci di qualcosa tradizionalmente considerato reliquia) è un dato di fatto!

Arrivati a questo punto tra deduzioni e leggenda, si può ritornare alla storia e al documento citato dal Natalucci ("Rationes decimarum" n. 3275) che indica come esistente fin dal 1290 nei dintorni di Ancona una chiesuola o cappella dedicata all'Invenzione della Croce … in una località peraltro chiamata prima "Crux Petrae" e successivamente "Petra Crucis" … a conferma per Bartolucci "dell'esistenza di una croce scolpita nella pietra, molto probabilmente in quella pietra da gesso di cui è così ricco il territorio frazionale", che "quasi certamente si trovava nell'antica chiesuola … senz'altro da identificare con quella dedicata all'Invenzione della Croce e citata da Natalucci". Evidentemente questa croce che dava il nome alla zona era un riferimento per il circondario.

Ora ci sono due problemi da esplicitare:
la ricostruzione della storia della chiesa parrocchiale di Pietralacroce, peraltro dedicata ora alla Santa Croce
la ricostruzione di come si è affermato il toponimo "Pietralacroce".

Cominciamo dal 1°.
Dalle carte custodite presso l'Archivio Diocesano e dai libri sull'argomento abbiamo capito che la chiesa parrocchiale di Pietralacroce trae origine dalla parrocchia di San Pietro che i padri Serviti tenevano dal 1467 sul colle Astagno (ma con un territorio molto vasto comprendente anche l'attuale Pietralacroce) dove avevano un convento e la vicina chiesa di Santo Spirito fuori le mura (zona di Porta Santo Stefano). Il convento e la chiesa furono demoliti nel 1549 per far posto alla costruzione della Cittadella (opera di difesa voluta da papa Paolo III). Ai serviti (oltre a S. Pietro dentro le Mura) lo stato (pontificio) diede in compenso la terra per costruire (nel 1563) una nuova chiesa in località Croce della Pietra (Crux Petrae), dedicata anch'essa allo Spirito Santo in memoria di quella distrutta, per servire il territorio agricolo esteso a Montacuto e le Grazie.
Di questo nuovo edificio sacro non si conosce né l'esatta collocazione (verosimilmente in località Chiesola, il nucleo più antico di Pietralacroce) né la forma: probabilmente si trattava di una cappella di campagna che ospitava una croce di pietra e dunque –secondo Giuseppe Bartolucci- la costruzione (nuova) è da identificare (magari per inglobazione) con quella (più antica) dedicata all'Invenzione della Croce citata da Natalucci.
Si sa che fino al 1648 fu sede di un cappellano dipendente dal convento di S. Pietro di Ancona e che fu restaurata nel settecento dall'arch. Ciarrafoni (secondo i canoni dell'arte neoclassica); fu distrutta nel 1799 durante l'occupazione napoleonica.
Si sa soprattutto che l'architrave sulla porta d'ingresso dell'attuale chiesa parrocchiale (dedicata alla Santa Croce e risalente al 1° '800) deriva dall'edificio sacro del 1563 dedicato allo Spirito Santo a Pietralacroce.
In effetti nella nostra parrocchia sopravviverà (fino agli anni '50 del novecento) una Confraternita dello Spirito Santo e, recentemente, il Centro Polifunzionale è stato dedicato allo Spirito Santo.
La scarsità e l'incertezza delle fonti dipendono per Bartolucci dal fatto che il borgo di Pietralacroce non ebbe mai la dignità di "castrum", a differenza di Varano, Poggio e Massignano, nè ebbe autonomia amministrativa (dipendendo oltre che dai serviti, forse per un periodo anche dal potente monastero benedettino di Portonovo come gran parte dei centri del Conero). Perciò bisogna ricorrere alla tradizione orale, che vuole -peraltro- che sia proveniente dalla antica chiesuola la colonna sormontata da croce scolpita collocata a fianco dell'attuale chiesa parrocchiale.

E passiamo all'origine del nome Pietralacroce.
Il toponimo appare essersi modificato nel tempo e caricato di matrici di significato diverse secondo un tipico fenomeno di sincretismo popolare.
In origine esisteva una Crux petrae cioè una croce scolpita nella pietra, collocata nella chiesuola locale, che era di riferimento per indicare tutta la zona circostante. La Crux petrae è diventato Petra crucis (come risulta dai documenti meno antichi) per un fenomeno d'inversione linguistica simile per G. Bartolucci a quello che ha trasformato nel tempo l'antico Novus portus in Portus novus. In seguito, fermo restando nella parola composta il riferimento alla croce, la dizione petra è andato incontro ad un'oscillazione semantica che -da una parte- ha incorporato nel nome l'ambivalenza di significato pietra-piedi e l'assonanza pie' di pietra con pie' di piedi, per cui nella locuzione vernacolare si dice anche "a pie' della croce". D'altra parte non deve essere rimasto estraneo all'affermarsi del toponimo "Pietralacroce" il riferimento alla dipendenza giuridica della cappella di Pietralacroce dalla parrocchia di San Pietro dei padri serviti … tanto che si trova proprio la dizione "a San Pietro della Croce" anche in un documento ufficiale (per indicare il luogo dell'incontro tra emissari austriaci e quelli mazziniani per concordare la Capitolazione della Repubblica Romana di Ancona del 1849): in effetti -ad esser rigorosi- la nostra era, per esteso, la "parrocchia dei padri serviti di San Pietro a Pietra della Croce" …

Enzo MONSU'


V. Zincone, "Pietralacroce squilli di trombe e memorabili arrosti" in "Ancona e la sua provincia", 1, 1968
La notizia ce la dà M. Natalucci nel libro "I castelli ed i centri modesti del territorio di Ancona", Canonici, AN, 1977, pp. 86-88, citando la "Rationes decimarum" n. 3275.
E' affascinante questa cosiddetta "leggenda aurea" di Jacopo da Varazze (che fu ripresa nei "Sermoni" di Sant'Antonio da Padova e che ha ispirato il ciclo aretino degli affreschi di Piero della Francesca): secondo la leggenda popolare la croce su cui fu crocifisso Gesù proveniva dallo stesso albero del Paradiso Terrestre di cui Adamo mangiò il frutto proibito; trovatone un ramoscello (addirittura in Paradiso) Set, figlio di Adamo, che ricercava un antidoto alla malattia del padre morente, lo piantò sulla tomba di lui e crebbe nella reggia di Salomone. Siccome la regina di Saba profetizzò che avrebbe rovinato il popolo ebreo quando ci avesse appeso un giusto, Salomone impaurito lo fece sotterrare proprio dove sarebbe stata scavata la Piscina detta Probatica, da cui affiorò proprio mentre gli Ebrei cercavano un legno per fare la croce per Gesù … Così quell'albero che aveva dannato Adamo … tramite il Cristo, nuovo Adamo, avrebbe salvato l'uomo, cioè avrebbe dato frutto e guarito l'uomo, l'Adamo … come voleva Set. Dopo la morte di Cristo sarebbe stato di nuovo sepolto sotto terra dove sarebbe stato trovato da Sant'Elena su indicazione di San Ciriaco (forse coincidente con l'ebreo tenuto in fondo ad un pozzo fino alla confessione).
G. Bartolucci, "La croce scolpita", in Corriere Adriatico, 22 Aprile 1987
A. Leoni, "Ancona illustrata" del 1832, V. Pirani, "Le chiese di Ancona", C. Albertini, "Storia di Ancona", M. Natalucci, "Ancon Dorica Civitas Fidei".
Questa la scritta incisa nell'architrave: "TEMPLUM HOC S. SPIRIT. ALEX GOTARDUS EX CAMIG. BRIX. PRIOR S. PETRI SUB SINDICATU FR. MAXIMINI GHIDILLI BRIXIEN. CONDIT A FUNDAMENTIS. ANNO DOMINI MDLXIII. MARTII"